La formazione di un dipendente è da sempre un fattore molto importante per un’azienda, un dipendente formato professionalmente infatti è certamente sinonimo di crescita aziendale e di innovazione di prodotto. Ma sono diversi gli ostacoli da gestire in modo strategico per non pesare sull’operatività o sul tempo extra lavorativo. Nonostante la crisi e la difficile ricerca di risorse professionali formate in modo adeguato, soprattutto per settori altamente specializzati, si ritiene che all’incirca solo il 26% dei lavoratori si reputa soddisfatto dell’attenzione riposta dall’azienda verso la formazione del singolo dipendente.

 

“La crisi sta tagliando ulteriormente la formazione professionale e in questo modo si compromette uno degli asset principali per il futuro delle nostre imprese e del mondo del lavoro -ha sottolineato recentemente Carlo Barberis, fondatore di Expo Training-. La percentuale delle aziende che fanno formazione e che intendono farla nel 2015 comunque sale (anche se non di molto) col salire della dimensione. Infatti, in quelle fra i cento e i 300 dipendenti la percentuale di chi ha investito in questo campo si assesta al 15% mentre cresce al 26% in quelle medio-grandi (300-500 addetti), al 32% per quelle fino a mille dipendenti, per arrivare oltre il 50% nella grande industria. Il quadro che emerge è quello di una scarsa o quasi nulla fiducia nella formazione nelle piccole e medie imprese, a fronte di una maggiore convinzione e utilizzo nelle grandi aziende: il dato generale evidenzia inoltre un livello di arretratezza del nostro Paese rispetto ai paesi più avanzati ancora molto evidente”.

 

Tuttavia oggi, nel contesto dell’economia della conoscenza e del sapere condiviso, si aprono nuove strade percorribili dalle aziende, per tornare a essere un centro di sviluppo e formazione, oltre che produttivo. Secondo quanto emerge da alcuni studi di Forrester e Aberdeen la maggior parte dell’apprendimento, all’incirca il 70% avviene lavorando, sviluppando i progetti e imparando dai risultati che si ottengono, il restante 30% è diviso tra l’apprendimento condiviso con i colleghi di lavoro e la formazione strutturata e formalizzata. Sembrerebbe una parte molto irrisoria e poco rilevante nella gestione dei budget aziendali, ma in realtà le aziende investono in quest’ultimo tipo di apprendimento, spesso anche più di quanto previsto. Si potrebbe quindi parlare di una disconnessione tra ciò che servirebbe concretamente all’impresa e ciò che invece viene effettivamente appreso. Le aziende che fanno formazione investono gran parte delle risorse sui momenti meno formativi del dipendente, scegliendo soprattutto una formazione strutturale tradizionale anziché individuare tempi e modi di formazione differenti.

 

Se nelle modalità di istruzione e di formazione classiche il focus è sul docente e sul contesto, in un ambito di apprendimento più distaccato e meno formalizzato si possono ottenere dei risultati di maggiore comprensione in quanto apparentemente meno guidati. Prendete come esempio una figura commerciale aziendale con una ampia conoscenza dei plus aziendali e dei prodotti da promuovere, ma con una bassa disponibilità a livello di tempo da dedicare alla formazione a causa dei continui spostamenti e della difficile combinazione di orari e concentrazione. In realtà la formazione potrebbe essere sviluppata in quegli interstizi di tempo tra una riunione e una pausa, in quei tempi quasi forzatamente vuoti in cui la ricerca e la formazione potrebbe essere assimilata in modo più incisivo. L’innovazione e la tecnologia hanno quindi investito anche il settore della formazione, abbracciando queste esigenze e proponendo tempi e modi nuovi di apprendere. Esistono vere e proprie strategie e piattaforme di formazione basate, per esempio, sulla Gamification aziendale per motivare i venditori, oppure esperimenti di e-learning attraverso i Social Network come il caso di Lebu, la prima piattaforma per la formazione aziendale interamente online. Lebu funziona come un social network e ogni lezione dura quanto una pausa caffè. Offre alle imprese la possibilità di formare i dipendenti all’interno di una piattaforma social, con un metodo basato sulla rapidità delle lezioni e sulla pratica diretta dei contenuti appresi. E non solo, da tempo si parla di un forte interessamento di LinkedIn, il Social Network per professionisti ed aziende, verso la piattaforma di formazione online lynda.com. Social Network, NetCompany e formazioni sempre più spesso trovano un terreno di sviluppo comune. Ed una delle nuove frontiere della formazione passano anche tramite le App.

 

A favore di questo trend di “formazione innovativa”, infatti, è possibile intervenire con degli strumenti aziendali digitalizzati, non dei pdf sfogliabili ma delle vere e proprie App aziendali, che oltre ad amplificare le sue potenzialità di immediatezza, per la loro disponibilità istantanea, riescono ad essere fruiti in luoghi e contesti non vincolati dal qui ed ora.

 

Documenti, video lezioni, infografiche, focus dettagliati, aggiornamenti di prodotto o listini, possono essere sviluppati dal reparto marketing e raggiungere in beve tempo tutta la rete commerciale senza ostacoli. Ma non solo, attraverso la formazione digitalizzata si hanno il doppio dei benefici per l’azienda e per il dipendente: da una parte si può monitorare quante volte l’app e i documenti sono stati scaricati, in modo sicuro attraverso la presenza di password, con un report mensile che permette di ottimizzare gli invii e i contenuti diffusi, dall’altra si ha la possibilità di scaricare i contenuti formativi e approfondirli successivamente, offline, in un contesto meno aziendale e più libero da vincoli. In questo modo la conoscenza non risiede più esclusivamente nella figura del docente e nel materiale cartaceo a disposizione, ma nella possibilità di aggiornarsi costantemente attraverso l’accesso ai documenti caricati nell’app aziendale. La mobilità diventa la vera forza della formazione.

 

Già nel 2011 i primi esperimenti di Applicazioni progettate per il mondo della formazione, come App-Lear, made in Firenze, o l’università Ca’ Foscari di Venezia, fra le prime a realizzare un App di formazione per i propri studenti. Ed oggi da segnalare il progetto firmato Adobe, Digital Publishing Suite, che permette di realizzare App multidevice. Statistiche alla mano il maggior utilizzo della piattaforma Adobe è legato proprio alla produzione di manuali di formazione della forza vendita. Possiamo concludere con una citazione di George Siemens: «Conoscere oggi significa essere connessi. La conoscenza si muove troppo velocemente perché l’apprendimento possa essere solo un prodotto. Siamo stati abituati ad acquisire conoscenza avvicinandola a noi stessi. Ci veniva detto di ‘possederla’, di farla esistere nelle nostre teste, ma non possiamo più cercare di possedere tutta la conoscenza necessaria personalmente: dobbiamo custodirla nei nostri amici o all’interno della tecnologia che abbiamo a disposizione».

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on LinkedInEmail this to someone