Chi lavora in comunicazione (ma non solo) se l’è domandato almeno una volta. I più ossessionati se lo chiedono tutti i giorni. Nella settimana del lancio in borsa di Twitter, realtà aziendale nata e cresciuta sulla rete, è normale farci un pensierino: qual è il futuro di internet?
Una domanda a cui spesso non si finisce di trovare le risposte più diverse.Ma un dubbio che sicuramente potrà essere chiarito in poco tempo. Una delle caratteristiche della tecnologia è infatti la velocità con cui realizza il futuro ipotetico.

Ma di fronte a domande come queste è inevitabile affidarsi all’opinione e all’intuito di chi ha dimostrato ampiamente di conoscere la tecnologia e i suoi possibili sviluppi. Primo fra tutti Bill Gates.

L’ex capo della Microsoft infatti ha recentemente aperto un dibattito sull’importanza di internet nel mondo e sul ruolo che questa tecnologia avrà nel futuro. Gates in una lunga intervista rilasciata al Financial Time è stato lapidario nel sottolineare che ad oggi non ci sono i presupposti affinché Internet possa realmente rappresentare la chiave per salvare il mondo.

Le cose importanti della vita sono altre. Quelle basilari, legate alla sopravvivenza e alla salute, soprattutto dei più piccoli. L’idea che molti supermanager delle big company del web hanno dell’importanza della Rete come “priorità” del mondo non può che essere uno scherzo.” Una visione concreta del futuro, dettata probabilmente dalla vocazione umanitaria e volontaristica di Gates che fino a non molto tempo fa sognava “un pc su ogni scrivania”.

Ma il dubbio e il fascino che porta con sé il quesito rimane. Cosa ci riserverà internet per il domani?

Un assaggio forse ce lo ha già dato Google con il suo progetto “Google Glass” e la wearable technology. Ma uno spunto altrettanto interessante è quello firmato dal giornalista Nicholas Carr.

Carr, in un post sul suo blog, ha illustrato un ipotetico futuro molto intrigante, soprattutto per chi lavora nel mondo della comunicazione e del web. Per Carr il futuro di internet sta “nelle cose” e nella capacità che avranno gli oggetti di interagire fra di loro, senza bisogno di alcun intervento umano. Carr la definisce Realtà Ambientale.

Nella realtà ambientale non ci sono clienti e anche il concetto di “acquisto” diventa anacronistico. La merce viene consegnata prima che l’impulso a comprare affiori nella coscienza. La domanda è ambientale, e lo sono anche i confronti tra i prezzi, che diventano flussi nella nuvola.” Secondo Carr infatti il futuro del web sarà quello di coordinare le esigenze delle persone con una rete che colleghi gli oggetti. Le persone dovranno semplicemente decidere a priori le possibili variabili e poi… viverle.

Per fare un esempio Carr, riprendendo un intervento di John Sheldon, parla di scarpe e ombrelli. “Immaginate di configurare l’applicazione Nike+ in modo che ordini un nuovo paio di scarpe appena superata la soglia dei 500 chilometri di corsa. O una camicia con un sensore che riconosce l’umidità, mentre voi siete sotto la pioggia e senza l’ombrello. Pochi minuti dopo l’inizio del temporale un’auto accosta accanto a voi. Un corriere esce e vi consegna un ombrello, o un impermeabile, a seconda delle regole che avete definito in anticipo (…). Le decisioni personali vengono prese prima di ora, attraverso la comunicazione fra oggetti. I sensori presenti nei vostri piedi e nelle vostre scarpe sono in comunicazione costante tra loro e la nuvola. Quando bisogna comprare un nuovo paio di scarpe, il prodotto viene stampato automaticamente dalla stampante 3d che avete a casa.”

Un futuro utopistico oppure no? Voi che ne pensate?


 

Ph: The future of bananas by Tashuka

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