Il caso Coca Cola

E se la più importante multinazionale del mondo non credesse in Facebook come strumento di vendita?
È quello che sta accandendo dentro Coca Cola Company.

A marzo 2012 il Senior Manager&Marketing Strategy della multinazionale ha commentato i dati relativi al rapporto fra le vendite e il buzz creato online con una frase che non lascia spazio a fraintendimenti:

“We didn’t see any statistically significant relationship between our buzz and our short-term sales”.

Il numero uno del marketing di Coca Cola ha infatti sottolineato come il fatto di essere il più importante brand su Facebook (con oltre 61.5 milioni di fan) non abbia portato nel breve termine alla vendita di una lattina in più di prodotto.

Secondo i dati in mano alla multinazionale americana, nonostante un “confidence level” del 95% con i propri fan, l’effetto positivo sulle vendite è stato dello 0,01%.
Praticamente nullo.

Questo sta a significare che le funzionalità dei Social media non possono essere misurate in “quantità
di prodotti venduti” ma attraverso altri parametri.

L’azienda ha contestualizzato tali dati legandoli alle misurazioni fatte, sottolineando che l’azienda sta cercando di perfezionare le misurazioni del buzz con l’obiettivo di migliorare la “qualità” delle discussioni intorno al proprio brand.
Coca Cola sta provando a capire infatti se tali discussioni siano positive o negative e se le “chiacchiere” su Coca Cola aiutino o meno a fidelizzare i clienti.

L’esigenza di commisurare il Roi degli investimenti sui social media rimane una delle priorità dell’azienda americana anche se tale “confusione” nei dati per il momento non intacca il budget messo a disposizione per strategie comunicative online, per quanto il 90% dei soldi verrà investito sull’Adv display, considerato efficace quanto la pubblicità in televisione.

di Riccardo Silvi

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