Se la realtà è diversa da quello che pensiamo allora potrebbe essere colpa della pubblicità. Raggiungere l’attenzione delle persone è da sempre il compito più arduo per chi fa pubblicità e le strategie per raggiungere quest’obiettivo sono tante, anche quello di “camuffare la realtà”. Per raggiungere lo sguardo di un cliente infatti potrebbe bastare una bella immagine d’effetto o uno slogan d’impatto, ma per attirare davvero la sua attenzione e restare nella sua memoria serve ben altro. E la risposta sta nel neuromarketing. I ricercatori del Wellcome Trust Centre for Neuroimaging dell’University College London, hanno scoperto come l’ippocampo nel cervello umano, la parte del lobo temporale che incide sulla memoria, lavora su due piani distinti: uno di previsione ed uno di confronto. In parole povere, davanti ad un’immagine o ad una frase tenderemo, grazie all’ippocampo, ad anticipare il suo “finale” per poi procedere alla sua verifica. Una pratica comune quando ascoltiamo una canzone, una filastrocca o leggiamo un claim pubblicitario.   Ma se il “finale” non è come ce lo aspettiamo? Presteremo più attenzione!   Quando il nostro cervello riconosce una sequenza di parole, predice ciò che completerà il periodo ma lavorando sulla sostituzione di una parola, quindi sul cambio di significato, si richiede un ulteriore ragionamento e confronto che obbliga il lettore a soffermarsi e a ragionare su ciò che realmente è scritto. Secondo gli studiosi londinesi infatti il nostro ippocampo reagisce maggiormente se si crea una discrepanza tra ciò che è previsto e la realtà proposta. Questo metodo di riconoscimento e confronto può essere sfruttato da chi, come noi, lavora quotidianamente nel campo pubblicitario ed editoriale, soprattutto per la creazione di un headline d’effetto. Come? Il consiglio è quello di scegliere un’espressione familiare, presente nei modi di dire quotidiani, e poi sostituire una parola a favore del messaggio che si vuol lasciare intendere del brand. Ma non una parola qualsiasi, nello specifico, sostituendo l’ultima parola della frase si riesce ad ingannare il cervello attirando maggiormente l’attenzione. Per questo slogan, motti, proverbi e modi di dire sono tutti possibili contenuti buoni da riutilizzare.   Un ottimo esempio utilizzato da una nota marca di tequila, che ha sempre comunicato la “perfezione” del prodotto, è quello di utilizzare il modo di dire tutto inglese “Practice makes perfect” per la loro ADV sostituendo l’ormai percepito concetto di perfezione con il nome del brand. Provate a fare questo esercizio di creatività associando un modo di dire al vostro prodotto e sostituite una delle ultime parole per vedere se l’effetto finale ha lo stesso impatto. patron-ad

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