bada a come PARLI ma anche a come GUARDI

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le regole base della comunicazione non verbale

La nostra cultura si basa prevalentemente sulla parola, ma a volte ci facciamo delle opinioni su chi ci sta di fronte semplicemente con uno sguardo.
Quando due persone si incontrano gran parte della comunicazione che li mette in relazione non è, infatti, verbale.
Alcuni ricercatori hanno potuto affermare che, di norma, sono sufficienti appena 3 secondi per giungere a conclusioni su uno sconosciuto che incontriamo per la prima volta e a farci delle idee sul nostro interlocutore, anche prima di averlo sentito parlare.

Durante un incontro ciò che viene comunicato con le parole rappresenta appena il 7%, il 38% deriva dal tono della voce mentre il 55% è rappresentato dai segnali trasmessi dai movimenti, quasi sempre involontari, del nostro corpo.

Praticamente comunichiamo le nostre sensazioni al nostro interlocutore in maniera inconscia.
Se quindi non impariamo a leggere i movimenti involontari della persona con cui ci stiamo relazionando non avremo alcuna consapevolezza delle informazioni che ci vengono inviate attraverso la comunicazione non verbale e non saremo in grado di controllare le nostre risposte.
Questo articolo non ha la presunzione di dare tutte le risposte su un argomento così vasto ma spero possa fornirvi le informazioni necessarie a comprendere alcuni dei movimenti del corpo che bisogna assolutamente controllare per capire cosa sta realmente pensando la persona che ci troviamo di fronte.

LA DIFESA DEL TERRITORIO

Come gli animali, anche noi umani abbiamo il nostro territorio da difendere, il luogo che non vogliamo venga valicato da chiunque, nella nostra cultura è di 70 cm / 1 m, nei paesi freddi si può arrivare fino a 2 m, mentre nei paesi più caldi si può ridurre fino a 20 cm.

La dimensione della distanza concessa ci permette di formulare una gradazione di tolleranza in base alla persona che ci troviamo davanti e in base al luogo in cui ci stiamo incontrando:

distanza intima
da 0 a 45 cm

distanza personale
da 45 cm a 1 m

distanza sociale
da 90 cm a 2 m

distanza pubblica
attorno ai 3 m

TOCCHIAMOCI

A volte toccare leggermente uno sconosciuto potrebbe aiutarci a instaurare un legame minimo che lo predisporrà positivamente verso di noi.
Uno studio recente ha evidenziato che se i commessi di un grande magazzino toccano i clienti nel momento in cui interagiscono li predispongono all’acquisto.
Il contatto conferisce fascino e prestigio, chi tocca viene giudicato più dominante, determinato, caloroso ed espressivo.

LA STRETTA DI MANO

Al primo incontro, soprattutto in ambito lavorativo, ci diamo la mano. Ma come si può interpretare una stretta di mano?
Prima di tutto sappiamo che una salda stretta di mano genera un’impressione favorevole nel nostro interlocutore.
Il tempo per cui si protrae la stretta deve essere quello giusto, se troppo breve o troppo lungo può inviare segnali sbagliati al nostro interlocutore.
Persone che danno la mano in modo molle indicano timidezza o diffidenza.
Oltre a questo se chi dà la mano poggia anche la mano sinistra sulla spalla dell’altro potrebbe voler indicare l’esigenza di imporre la propria superiorità, mentre se la mano non viene poggiata sulla spalla ma posizionata contro la spalla può indica re repulsione.

LA POSTURA

Proviamo ora ad analizzare la postura, nella posizione eretta, che sta assumendo la persona con cui stiamo parlando.
Normalmente è possibile verificare almeno 4 posizioni fondamentali (vedi immagine 1):
sicuro di sé, neutrale, sottomesso e pronto ad andarsene.
In pratica se la persona con cui stiamo avendo un colloquio di lavoro sta assumendo la posizione 4 (pronto ad andarsene) è inutile parlargli, ora, di un argomento importante, infatti sta già pensando a cosa farà dopo l’incontro.

ADESSO SIEDITI
Nel momento in cui l’incontro avviene seduti se la persona con cui stai parlando è davvero interessata a te e ai tuoi argomenti sarà lievemente protesa verso la tua direzione.
Per convenzione, stando seduti, gli uomini mantengono le gambe larghe mentre le donne le tengono ravvicinate o accavallate.
Se un uomo tende quindi a tenere le gambe scostate è sintomo di apertura o socievolezza, ma se le allarga troppo può diventare un manifesto segno di sfida.
Allungare le gambe, sempre rimanendo seduti indica rilassamento ma se i piedi tendono ad incrociarsi può essere inviato un segnale disagio o, addirittura, voglia di scappare.
Tenete anche d’occhio cosa succede sul tavolo: se il vostro interlocutore prende in mano una penna e la tiene in verticale sta esibendo un simbolo fallico e potrebbe inviare un segnale di competizione o marcatura del territorio.

A ME GLI OCCHI
Se sei particolarmente vicino al tuo interlocutore, tieni d’occhio la dimensione delle sue pupille, se un argomento ci interessa davvero le nostre pupille tendono a dilatarsi.

La moderna neurologia ha dimostrato che quando pensiamo gli occhi si spostano in posizioni diverse, questo perché si attivano parti diverse del cervello in base al pensiero formulato.
Questa relazione tra occhio e cervello è stata chiamata LEM (lateral eye movement).

Questa teoria è stata successivamente rielaborata da Richard Bandler, studente di psicologia e Jhonn Grinder, linguista, che hanno trasformato il LEM in EAC (eye accessing cue).
Questo nuovo modello ipotizza:

Chi pensa per immagini tende a orientare lo sguardo verso sinistra e leggermente in alto quando attiva un ricordo e in alto a destra quando genera nuovi pensieri.
Se, per esempio, vi chiedo di pensare ad un albero guardereste in alto a sinistra se vi chiedo di pensare ad un albero disegnato in maniera infantile da un bambino guarderete in alto a destra.

Chi pensa in maniera uditiva guarda a sinistra e al centro (per esempio quando si pensa a ciò che qualcuno ha detto) e a destra e al centro quando crea nuovi pensieri uditivi (per esempio quando pensa a quel che vorrebbe che qualcuno dicesse).
Le sensazioni fisiche e i sentimenti si trovano invece in basso a destra.
Lo sguardo è rivolto dal lato opposto, in basso a sinistra, quando parliamo tra noi o cerchiamo di risolvere problemi logici.
(Per comprendere meglio questi concetti guarda l’infografica di pagina 22).

STAI MENTENDO
Una delle ragioni per cui vorremmo capire il linguaggio non verbale della persona con cui stiamo parlando è per essere sicuri che non ci stia mentendo.
Siamo tutti molto bravi a raccontare bugie con le parole, ma non sempre il nostro viso nasconde la nostra menzogna.
Quindi se vogliamo essere sicuri che la persona che abbiamo davanti non ci stia mentendo cerchiamo di non ascoltare le sue parole per concentrarci meglio su quello che comunica con il resto del corpo.
I segnali contradditori più evidenti dipendono dal sistema nervoso autonomo, e non siamo in grado di controllarli.
Non è, infatti, possibile smettere di sudare, arrossire o impedire che le pupille si dilatino.
Se ci sottopongono qualcosa su cui esprimere un giudizio e questa cosa non è di nostro gradimento, forse non vorremmo far trapelare questo nostro sentimento e proveremo a forzare la nostra mimica facciale sorridendo, ma non riusciremo mai a controllare l’area attorno agli occhi, le sopracciglia e la fronte.
Detto questo anche un sorriso genuino (perfettamente simmetrico) è sempre diverso da uno falso (sempre asimmetrico).

Ma quali sono i gesti che dobbiamo osservare per capire se qualcuno ci sta mentendo?

Il più comune che però viene solo al secondo posto è quello di grattarsi il naso (i gesti verso il viso aumentano quando si mente).
Al primo posto troviamo il portarsi la mano davanti alla bocca come se ci vergognassimo di quanto stiamo dicendo.
Tutti gli altri gesti: tirarsi il lobo dell’orecchio, aggiustarsi gli occhiali sono semplici deviazioni dei primi due.
Ma attenzione, anche chi ascolta, se ritiene che quello che viene detto non corrisponde a realtà, può coprirsi la bocca e utilizzare i gesti descritti sopra per esprimere la propria perplessità su quanto si stà dicendo.
Tutti sanno che una delle caratteristiche di chi mente può essere lo sguardo sfuggente, proprio per questo il mentitore si sforzerà di guardarci dritto negli occhi, ma tradirà sicuramente brevi guizzi dell’occhio o sposterà lo sguardo altrove fingendo di riordinare dei fogli sul tavolo, non riuscendo a controllare completamente il sistema nervoso autonomo.
Chi mente tende anche a:
passare la lingua sul labbro inferiore, aumentare la quantità delle deglutizioni, schiarirsi spesso la voce, a gesticolare di meno, mettere le mani sotto le cosce se si è seduti o in tasca se si è in piedi.

Chiaramente quanto detto va sempre contestualizzato, e solo due o più atteggiamenti possono dare informazioni attendibili.
Non dimentichiamo che a volte il nostro fiuto è molto più attento della tecnica.

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