APP vs WEBAPP Viaggio nel mondo delle “piccole icone colorate” che ci stanno cambiando la vita

Le App hanno rappresentato, negli ultimi anni, una piccola rivoluzione nel modo di rapportarsi al web.
Improvvisamente negli ultimi anni, il mondo dell’informazione e dell’intrattenimento online è passato dallo schermo del nostro computer alle nostre tasche, fruibile in ogni momento della giornata.
Un dato su tutti è estremamente significativo (e nemmeno molto recente): nel 2011 è avvenuto lo storico sorpasso negli Stati Uniti, il tempo trascorso utilizzando le App è stato di 7 minuti maggiore rispetto a quello passato davanti a un browser.
Una stima che è certamente destinata a crescere.

Ma cos’è un’App?

Sebbene sia semplicemente un’abbreviazione di “Application Software”, con il termine App siamo abituati a identificare qualcosa di ben diverso da un semplice programma per il computer.
Potremmo definirlo un software che va ad arricchire le funzioni di un dispositivo mobile (smartphone o tablet), a seconda delle esigenze dell’utente.
Si fa coincidere spesso la nascita delle App con l’apertura, nel 2008, dell’App Store della Apple, ma piccoli programmi installabili su cellulare erano disponibili già da anni.
Quello che è cambiato è la fruibilità delle applicazioni, ora facilmente installabili senza necessità di schede esterne, cavi di connessione a un computer o conoscenze tecniche: basta un tocco sullo schermo per avere il mondo, anzi il proprio mondo, in tasca.
Una rivoluzione che ha portato l’American Dialect Society a proclamare “App” come parola dell’anno nel 2010.
La tecnologia, si sa, ci ha abituato ai dualismi.
Negli ultimi anni, ad esempio, abbiamo assistito alla battaglia tecnologica (e non solo) tra Apple/iOS e Google/Android. Con l’avvento dell’HTML5, il più avanzato linguaggio per il web, la sfida sembra essersi spostata all’interno dei nostri smartphone e tablet.
La quinta incarnazione dell’HTML ha aperto la strada alle Webapp, applicazioni che girano sul web tramite un semplice browser, ma che possiedono caratteristiche multimediali avanzate.
In pratica, una sorta di pagine web evolute e pensate specificatamente per il mobile.

Che differenza c’è tra App native, cioè sviluppate per un certo dispositivo e con linguaggio proprietario, e Webapp?

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di ciascun approccio? Quale delle due è preferibile utilizzare? Per capire meglio il panorama delle applicazioni per dispositivi mobili, le loro peculiarità e le principali differenze, affrontiamo il paragone per punti chiave, tenendo in considerazione diversi aspetti tecnici e funzionali.

Sviluppo e aggiornamento

Le Webapp offrono l’indubbio vantaggio di essere relativamente più facili, veloci ed economiche da sviluppare.
Non serve conoscere un linguaggio di programmazione specifico: ci si limita a utilizzare le potenzialità offerte da HTML, CSS, JavaScript e altre tecnologie web, affidabili e ben conosciute da designer e developer.
Anche gli update risultano più centralizzati e non più limitati dai meccanismi di approvazione degli store.
Gli utenti, di conseguenza, possono visualizzare la stessa versione dell’applicazione e non hanno bisogno di scaricare alcunché sul loro dispositivo.

Compatibilità e accessibilità

Anche in questo caso, le Webapp si dimostrano più versatili, non essendo vincolate a un sistema operativo o, addirittura, a un dispositivo specifico. Il caso di Android è esemplare: l’enorme varietà di device sul mercato, ciascuno con la sua versione software e le sue caratteristiche hardware, rende molto difficile per gli sviluppatori assicurare una totale compatibilità.
Una Webapp, d’altro canto, può essere visualizzata in ogni dispositivo che abbia una connessione a internet e un browser aggiornato: che si tratti di uno smartphone, un netbook o un tablet, l’utente avrà sempre accesso ai contenuti che desidera.

User experience

È il grande punto di forza delle App native: la possibilità di garantire una navigazione fluida e delle performance di altissimo livello, anche offline. L’utilizzo di un linguaggio di programmazione proprietario, infatti, permette un’immediatezza e una responsività che le Webapp faticano ancora a ottenere e assicura la possibilità di interfacciarsi a tutti i sensori del device (come la fotocamera), sfruttandone a pieno le funzioni, accedendo alle informazioni personali (come la rubrica dei contatti) e permettendo all’utente di essere costantemente aggiornato tramite le notifiche push.
Sebbene l’HTML5 stia facendo passi da gigante per quanto riguarda l’accesso alle funzioni hardware, le App rimangono ancora la soluzione ideale per fornire funzioni avanzate e una user experience ottimale.

Distribuzione

L’App Store di Apple e il Play Store di Google sono attualmente i più grandi negozi virtuali di applicazioni native per il mobile, visitati ogni giorno da migliaia di utenti.
Tale distribuzione garantisce di conseguenza una notevole reperibilità e visibilità.
D’altro canto, i singoli contenuti raccolti in una Webapp (ad esempio, una news o un’immagine) sono maggiormente rintracciabili nei motori di ricerca e facilmente condivisibili con altri utenti attraverso i social network.
Le piccole aziende, inoltre, corrono il rischio di essere penalizzate dagli store, in cui per emergere dal mare di altre App simili è necessario farsi notare da chi gestisce la piattaforma piuttosto che dagli utenti.

Monetizzazione

La possibilità di ottenere un riscontro in termini di profitto e visibilità è sicuramente uno dei motivi che spinge tante aziende a lanciarsi nel mercato delle applicazioni.
Che si scelga di realizzare un’App nativa o una Webapp, esistono diverse fonti di guadagno, dai circuiti pubblicitari specifici per il mobile, alla possibilità di far pagare il download o l’accesso a sezioni specifiche tramite metodi di sottoscrizione.
C’è da ricordare, tuttavia, che le Webapp, svincolandosi dagli store, permettono agli sviluppatori di portarsi a casa il 100% degli introiti, senza doverli spartire con i canali di distribuzione.

Come scegliere, dunque?

Analizzati i vantaggi e gli svantaggi di ciascun approccio, è necessario domandarsi quale sia il target dell’applicazione, le disponibilità economiche e gli obiettivi che ci si prefigge.
Per i piccoli business, le Webapp sono indubbiamente la strada più vantaggiosa, poiché economica e con un maggior potenziale bacino di utenti. Viceversa, se c’è la necessità di fornire funzioni più avanzate (come pagamenti in app), di sviluppare un gioco o di fornire ulteriori contenuti agli utenti abituali di un sito, la creazione di App native sembra la scelta più adeguata.
Da non trascurare, inoltre, anche la destinazione d’uso dell’applicazione. In uno studio del 2011, Yahoo! e Ipsos hanno mostrato che gli utenti preferiscono utilizzare il browser per lo shopping online, le ricerche e l’intrattenimento, mentre privilegiano le App per informarsi e navigare sui social network.

Come tutti gli strumenti di marketing e comunicazione dunque, prima di scegliere un “mezzo” rispetto ad un altro, prima di fare un investimento di qualsiasi tipo è fondamentale fermarsi un secondo a pensare agli obiettivi, al target, alle funzionalità dello strumento e alle capacità di investimento.

Un compromesso: la soluzione ibrida

Come spesso accade, di fronte a due strade così diverse si è cercato un sistema che incorpori il “meglio dei due mondi”. In questo caso, la soluzione è rappresentata dalle applicazioni ibride, cioè App che a uno scheletro nativo affiancano contenuti in HTML5.
Un esempio è quello fornito dal Financial Times che nel 2011 ha lanciato la sua App ibrida (abbandonando di fatto lo sviluppo della nativa) ottenendo ottimi risultati, con un incremento del 15% delle sottoscrizioni e una crescita del 19% del bacino di utenti.

Uno sguardo al futuro

Se da un lato è prematuro ipotizzare la scomparsa delle App native, è indubbio che l’interesse verso gli approcci alternativi sia sempre maggiore, soprattutto se uno dei principali sostenitori delle Webapp è un gigante come Google, che vede nelle soluzioni ibride un modo per superare l’annoso scoglio della frammentazione di Android.
D’altro canto, se grandi realtà editoriali seguono l’esempio della casa di Redmond, Facebook sceglie di fare un passo indietro, abbandonando l’HTML5 in favore di un’App nativa.
Di certo, con il continuo sviluppo delle tecnologie web (HTML5 supporta ora anche la geolocalizzazione), le differenze tra App e Webapp si fanno sempre più sottili.

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